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Contributi a fondo perduto del “Decreto rilancio” e agevolazioni su l’acquisto di mezzi elettrici

Contributi a fondo perduto

Il Decreto Legge n. 23 dell'8 aprile 2020, conosciuto anche come Dl Rilancio, ha istituito misure urgenti a sostegno di cittadini e imprese; per queste ultime, il sostegno statale si concretizza in agevolazioni fiscali, erogazione di contributi a fondo perduto e facilitazioni sull'acquisto di mezzi elettrici.

Contributi a fondo perduto

Tra le misure urgenti previste dal Decreto in materia fiscale rientrano la sospensione del versamento dell'acconto IRAP, l'estensione della cosiddetta "tregua fiscale", il temporaneo stop ai versamenti INPS per artigiani e commercianti, l'aumento delle categorie che possono beneficiare del credito d'imposta sugli affitti, il bonus una tantum alle edicole e altre disposizioni che hanno l'obiettivo di dare alla possibilità alle PMI di impiegare le risorse per la riapertura dell'attività.

Contributi a fondo perduto a favore delle aziende: quanto e come

Il Decreto Rilancio prevede un sostegno economico alle aziende, ai lavoratori autonomi e a chi percepisce reddito agrario, in forma di contributi a fondo perduto, sulla base del fatturato dell'anno fiscale 2019 e calcolando la perdita di entrate, rilevate ad aprile 2020, periodo in cui il lockdown è stato esteso a tutto il Paese.

La drastica diminuzione di liquidità che le imprese italiane hanno affrontato nei mesi scorsi ha portato il Governo a emanare misure urgenti per contenere la crisi economico-finanziaria ed evitare il collasso del sistema nel suo complesso, con una manovra di 55 miliardi di euro, di cui 6 destinati al sostegno delle piccole e medie imprese.
Per quanto riguarda i contributi a fondo perduto a favore delle aziende, quelle con un fatturato compreso tra 0 e 5 milioni di euro alla fine dell'anno fiscale 2019 e che siano in grado di documentare una perdita di ricavi superiore a 1/3, possono beneficiare di un bonifico a loro favore, senza necessità di restituire i fondi ricevuti. L'importo varia da un minimo di 1000 euro a un massimo di 50.000 euro ed è proporzionale al fatturato e alla diminuzione delle entrate, calcolata ad aprile 2020.

I passi da seguire per presentare domanda per i contributi a fondo perduto

Le modalità previste dal Decreto Rilancio per l'istanza dei contributi a fondo perduto prevedono l'inoltro di una richiesta telematica all'Agenzia delle Entrate, compilando un'autocertificazione in cui indicano la sussistenza dei requisiti per il sostegno. Per abbreviare il procedimento e ridurre le tempistiche di erogazione del contributo, i controlli sulla documentazione, da parte dell'Agenzia e della Guardia di Finanza, avranno luogo solo in un momento successivo.

L'istanza dovrà riportare anche l'autocertificazione inerente la regolarità antimafia ed essere inoltrata entro 60 giorni dalla data che l'Agenzia delle Entrate comunicherà a breve mediante provvedimento.

Poiché i controlli saranno eseguiti ex post e le sanzioni previste molto severe, nel caso in cui i non aventi diritto dovessero presentare la richiesta di contributo e ottenerlo, è consigliabile verificare la sussistenza dei requisiti per beneficiare del sostegno.
I trasgressori rientreranno nell'ambito applicativo dell'art. 316-ter del Codice Penale, che delinea i reati di percezione indebita e di truffa ai danni dello Stato; inoltre, dovranno restituire l'importo ricevuto all'Agenzia delle Entrate, con maggiorazioni che possono raggiungere anche il 200% dei contributi.
I parametri oggetto di calcolo del contributo riguardano i ricavi dell'azienda; nel caso in cui questi risultino inferiori a 400.000 euro, la percentuale di riferimento è del 20%, che scende al 15% per guadagni oltre i 400.000 euro e si attesta al 10% sui ricavi superiori al milione di euro e non oltre i 5 milioni.
Una volta individuata l'aliquota corrispondente, questa deve essere moltiplicata per l'importo ottenuto dalla differenza tra fatturato e corrispettivi calcolati ad aprile 2020 e gli stessi indicatori rilevati ad aprile 2019.

Le agevolazioni sull'acquisto dei mezzi elettrici

Uno dei settori in cui il Governo è intervenuto, con l'emanazione del Decreto Rilancio, riguarda le agevolazioni nei confronti dei soggetti orientati verso l'acquisto di mezzi elettrici per la mobilità urbana.
In particolare, il Buono Mobilità e gli incentivi per la mobilità sostenibile hanno il duplice obiettivo di facilitare l'acquisto di strumenti di trasporto non inquinanti, come le biciclette a pedalata assistita, gli hoverboard e ciclomotori ad alimentazione elettrica.
Il cosiddetto bonus bicicletta è calcolato nella misura del 60% della spesa sostenuta per l'acquisto di veicoli alimentati a energia elettrica, in tutti i Comuni italiani con più di 50.000 abitanti.
Possono beneficiare delle agevolazioni anche coloro che acquistano un segway, un dispositivo con una pedana, due ruote e un manubrio ideato per il trasporto personale nell'area urbana. Dotato di batteria integrata e alimentato con l'energia elettrica, raggiunge una velocità di 20 km/h.

Gli incentivi green si concretizzano anche nel rimborso ai titolari di abbonamenti ai mezzi pubblici, per il periodo del lockdown, in cui questi erano inutilizzabili.
Le condizioni per usufruire delle agevolazioni per l'acquisto di mezzi elettrici sono quelle di utilizzare il sostegno una sola volta, nei limiti massimi di 500 euro, con una finestra temporale per l'acquisto compresa tra il 4 maggio e il 31 dicembre 2020; il provvedimento ha quindi carattere retroattivo.

Anche per quanto riguarda il car sharing e i servizi a esso correlati, il Decreto Rilancio interviene con la garanzia di un abbonamento alla piattaforma Helbiz, che consente un impiego illimitato e gratuito, in alcune città come Roma, Verona e Milano, di bici e monopattini elettrici.

Gli incentivi alla mobilità sostenibile sono erogati, in parallelo, anche ai Comuni, con lo scopo di incrementare e migliorare la rete di piste ciclabili sul territorio: per la città metropolitana di Milano, ad esempio, è prevista l'estensione delle aree destinate alle due ruote di ben 23 chilometri.

Inoltre altre città come Genova, che non avevano mai avuto piste ciclabili perche' le condizioni delle strade non erano ideali hanno disegnato in pochi giorni Km di piste ciclabili ridisegnando la mobilità di una città che senza l'ausilio del motore elettrico e della pedalata assistita difficilmente avrebbe potuto prendere questa strada.

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